Due vite spezzate.
November 12, 2007 8:12 pm Senza Categoria
Come commentare l’accaduto? Come poter esprimere la vertigine che il vuoto logico di una casualità apparente può suscitare. Abbiamo due problemi distinti davanti a noi. Il primo è il fatto, anzi i fatti di cronaca. Importa poco come siano andate le cose in quell’autogrill, condivido il commento di regard quando sintetizza in un : o è stato un caso o una esecuzione di un cecchino che colpisce un ragazzo addormentato al collo a 50 metri di distanza. Propendo per la prima ipotesi con la forza della ragione e la disperazione e la rabbia delle cose incomprensibili. Credere in questi momenti aiuterebbe… non lo so, lo suppongo. E’ il secondo fatto il vero problema. Ieri abbiamo appurato, semmai ce ne fosse stato bisogno che in Italia c’è una categoria di persone che possono permettersi di “vendicare” una morte accidentale con una guerra. Distruggere tutto quello che trovano sul loro cammino. Muoversi a viso coperto per le città, nord e sud indifferentemente. Se il poliziotto avesse sparato ad un taxista non credo che “la categoria” avrebbe investito indiscriminatamente i pedoni sulle strisce o rigato le auto di un intero quartiere. Cosa comunica questa politica? Debolezza? Accondiscendenza? Paura? Incapacità di decidere? Cosa comunica questa politica di sinistra? Che sotto di noi c’è più tolleranza e mi posso permettere di assaltare due commissariati e la sede istituzionale di un Ente come il Coni quasi indisturbato? Sono domande che mi lacerano. Imbraccerei un fucile contro un dittatore, contro un esercito nemico, ma non riuscirei mai a vedere, per difendere un onore calcistico qualcuno come un avversario da abbattere. Cosa manca a quella manica di persone normali, spesso benestanti, che han deciso di farsi una giustizia sommaria e violenta?
Perchè non dovremmo parlarne? La paura che parlarne possa alimentare nuovi episodi in realtà non è come fingere che le nuove generazioni non siano vuoto pneumatico e pensino al suicidio con semplicità e sprezzo della propria vita? Perchè non dovrei urlare la mia rabbia contro delle istituzioni che massacrano pacifisti e lasciano fare idioti come quelli visti ieri?
Sono domande in libertà, sconnesse e disperate. MI sento offeso, addolorato. Sentire un cretino dire che “quel ragazzo” ucciso professava la non violenza ed io lo vendico in barba alle sue idee.
L’ignoranza della incoerenza, la cieca ed Achillea rabbia di chi è in torto ma si sente forte.
Mando affanculo tutti oggi, calciatori, sfiga, tifosi, politici, tutori dell’ordine. Per ognuno di questi o uno, dieci , cento motivi.
Mando affanculo me, per il senso di impotenza che provo, perchè quando qualcosa di così grave accade non si può non sentire anche propria colpa.
In bonora
F.

maurizio :
Date: November 14, 2007 @ 8:44 pm
Ciò che dice Francesco è sacrosanto. Lo è però solo da un punto di vista puramente razionale. Perché se è vero che se uccidi un tassista il resto della categoria non assalta le caserme, è anche vero che se uccidi un tassista non ti ritrovi 15000 persone al funerale che vengono da tutta Italia.
Che cosa è accaduto allora domenica? Secondo me, il problema non è uno (quello relativo alla sera), ma è doppio e allo stesso tempo unico, come una treccia che annoda due fili di lana.
In primo luogo ciò che è successo la mattina. Si può anche pensare che la morte di Gabriele Sandri sia stata un caso. Il ragionamento del cecchino e del fatto che i poliziotti non potevano sapere che fossero tifosi, ha in effetti un suo senso logico. Nel frattempo è però emerso dell’altro. Innanzi tutto il testimone (o i testimoni) che hanno visto sparare a braccia tese. In secondo luogo lo strano modo in cui è stata fornita la notizia (la prima Ansa parlava di “una volante che per sedare la rissa tra le due tifoserie ha causato accidentalmente un morto”). A questo aggiungerei il particolare che Gabriele è morto dormendo (probabilmente è rimasto in macchina a dormire mentre i suoi amici andavano in bagno o a prendere un caffé: fatto plausibile visto che la sera prima ha fatto il DJ fino alle 5), e soprattutto aggiungerei le parole del gestore dell’Autogrill: “una rissa come tante, la domenica mattina ne fanno due o tre da queste parti, i ragazzi se le erano date e stavano andando via”. Ora, cerchiamo di riannodare i fili procedendo per domande retoriche: è possibile che gli agenti fermi al casello della parte opposta della carreggiata sapessero che dall’altra parte se le stessero dando di santa ragione? Direi di sì (di solito in questi casi c’è sempre qualcuno che chiama il 113). E’ possibile che immaginassero che fossero tifosi? Direi di sì (il gestore ha parlato di “normale amministrazione”, la polizia non può non sapere certe cose). Un’ultima domanda: è possibile che l’agente in questione, per qualche motivo legato a fatti passati, sia intervenuto in maniera esasperata? Forse, non lo so, potrebbe essere di sì.
Detto questo, aggiungo un ultimo particolare di chi conosce i “ferri del mestiere”. La prima notizia Ansa, quella da me citata poco sopra e che diceva “”una volante che per sedare la rissa tra le due tifoserie ha causato accidentalmente un morto”, è assai rilevatrice. Mi chiedo: chi ha dettato quella notizia? E’ lecito suppore che il giornalista Ansa l’abbia ricevuta direttamente dalla Questura? E se così è, considerando la successiva conferenza stampa del Questore (quella in cui si parlava ancora di “spari in aria”), non appare come un primo tentativo di mettere le mani avanti?
C’è molto di strano nel comportamento della polizia, come di strano c’è nel fatto che hanno incriminato gli amici di Gabriele per “lesioni colpose” in assenza di una denuncia specifica da parte dei componenti della fazione juventina (scomparsi anche loro).
Quindi, riassumendo, punto 1: la polizia non sa fare la polizia e copre la propria impotenza e i propri errori.
Veniamo ora all’altro filo del nodo. Parto dal concetto appena espresso: la polizia non sa fare la polizia. E se non sa fare la polizia, è normale che scelga il basso profilo per permettere di scatenarsi in pace i teppisti di domenica. La logica sarebbe questa: un tipo fa il Tex Willer contro una macchina a 50 metri di distanza, un’intera caserma decide di comportarsi da topolino davanti all’assalto di nerboruti ragazzi.
Mi sia concesso di dire qualcosa verso quest’ultimi. E’ vero, sono teppisti, sono persone che vivono di violenza e sanno dare solo con essa un senso alla propria vita. Aggiungo altro per averli sentiti parlare e visti in azione: sono grevi, sono rozzi, sono istintivamente brutali e sono bestie da scontro (questo la dice lunga su quanto potrebbe essere efficace una politica autenticamente repressiva nei loro confronti). Attenzione però: non sono marziani, sono cresciuti nelle stesse borgate che ho conosciuto io, hanno frequentato le stesse scuole dell’obbligo, hanno una vita che sei giorni su sette è nella gran parte dei casi perfettamente integrata (spesso fanno i baristi, gli idraulici, i magazzinieri, non mi stupirei però nel sapere che tra loro ci sono anche impiegati, programmatori, grafici, ecc…). La domenica, non a causa del calcio ma a causa dello stadio, unico posto di aggregazione di massa rimasto in una società atomizzata e sedentarizzata, si riconoscono, stanno insieme, sfogano da bestie tutta la dose di merda che ogni giovane in Italia è costretto ad ingoiare quotidianamente. Ovviamente non hanno una proposta, non hanno una meta, non hanno uno scopo. Sono genericamente antisistema, antipolizia, antistituzioni. Attenzione però, domenica è successa una cosa enorme e che monta da tempo: si sono riconosciuti, si sono coalizzati, si sono identificati (Bergamo, Roma, Milano, ecc…). Nessuno gli ha dato ancora un programma (forse). Però hanno per la prima volta tastato il polso alle istituzioni che dovrebbero esercitare il “monopolio della violenza sul territorio” (esercito e polizia, i presidi di una repubblica democratica).
E’ successa una cosa che spermiamo in futuro non abbia conseguenze gravissime sulla vita di tutti. I fatti della mattina e della sera, purtroppo, hanno un grande legame.
Mi scuso per la lunghezza dell’intervento. Vado in bonora, a domani.