Scusate un attimo

Ho letto, non ricordo neanche dove, di un oggetto comune nell’uso, ma che in una sua nuova versione, ad un costo quasi popolare potrà rivoluzionare il nostro stile di vita. Per essere sincero non è che ne sappia poi molto dell’aspetto tecnico ma si può ugualmente riflettere. L’oggetto in questione è un OROLOGIO, non sarà questa una disquisizione su marche, design o materiali, ma potremmo dire che parleremo di “prestazioni”.
L’orologio, infatti, sarà un RADIO-OROLOGIO, cioè si sintonizzerà ad intervalli stabiliti per regolarsi sull’orologio atomico che in modo ufficiale, per tutto il pianeta, scandisce, divide, frammenta, secondi, ore, giorni, insomma il tempo.
Tutti gli orologi segneranno la stessa ora in tutto lo Stato ed il cambio d’ora sarà istantaneo su tutta la Terra. A caldo, appena saputo sono rimasto entusiasta della cosa: niente più problemi di regolazione, anche per la difficilissima ora legale; tutto accadrebbe in automatico. Forse sarà questa una delle più straordinarie forme d’omologazione che la nostra società potrà conoscere, più dei jeans, più della coca cola, uguali davanti all’orario come davanti alla morte. La campanella del segnale orario, se fosse attivata in tutti gli orologi, anche quelli a cipolla, a muro e da campanile creerebbe un boato assordante.
Dovremmo rinunciare a quell’orrendo segnale orario che la rai trasmette un paio di volte al giorno. Niente più scuse o fraintendimenti per l’ora. Alla richiesta di un marziano sull’orario il terrestre risponderebbe con orgoglio un solo numero, ricco, povero, del nord, del sud, tutti uguali!
Forse smetteremmo di credere che in certi momenti il tempo non passi mai o scorra troppo in fretta. No! Questo è il Tempo!….e mostriamo il nostro apparecchietto sintonizzato proprio come quello del nostro vicino.
Conviviamo con questo oggetto dai cinque o sei anni; in quanti abbiamo imparato a contare sull’orologio grande della cucina, quasi tutti ne abbiamo uno addosso, sbadatamente lo indossiamo come le scarpe o i pantaloni.
Ma vorrei parlarvi ora del rapporto con il “mio” orologio: giusto, ma non esatto, mi da ancora margini di imperfezione quindi di “umanità”. Gli hanno dato un nome che a me piace. Si chiama “SENTENZA”, non giudica nessuno il mio orologio, è discreto, puntuale, fa bene il suo lavoro, ma ha una simpatica caratteristica che è quella di emettere un fortissimo segnale orario che, anche se non vuoi, ti riporta alla realtà del tempo che passa. Ogni ora, inesorabile, mi fa sapere che ne devo iniziare una nuova.
A volte fingo di non sentirlo, altre lo maledico, altre ancora lo ringrazio quasi, insomma “sentenzia” il passare del mio tempo costringendomi ad un bilancio anche solo sul suo scorrere. Non amo pensare che la mia vita non sia consapevole. Basta pochissimo per fare un bilancio del proprio tempo, serenamente; spesso la metafora è quella del romano che giudicava col proprio pollice a volte alto, altre verso ma spessissimo bloccato tristemente in orizzontale.
Sentenza è uno strano amico, non rinuncerei a lui volentieri, mi piace perché è mio, personale, mi distingue e si distingue anche solo di un secondo dagli altri. Cogliendo il messaggio del suo bip sarebbe inquietante pensare di immergersi nel mare magnum del tempo planetario alla portata di tutti.
Dalla meridiana ad oggi l’approssimazione è diminuita, ma proporzionalmente è aumentata la frenesia, la velocità, la fretta delle nostre società; diverso era impiegare un pomeriggio oggi si misura soltanto in ore, se posso calcolare con esattezza quanto tempo “risparmio” accelerando con la mia auto sarò tentato di farlo, solo qualche generazione fa si arrivava semplicemente “prima di sera”. Non voglio fare il conservatore, amo le nuove tecnologie, ma vedo in questa il bisogno di osservarla meglio. Qui uno strumento potrebbe essere arrivato al capolinea intrinseco della sua funzione più pura.
Forse la nostra società, tecnica, pragmatica e concreta non poteva sopportare tanta imprecisione nello scandire il ritmo della propria evoluzione. La spirale evolutiva dell’uomo non poteva evitare una sincronia globale. Non si poteva rinunciare ad entrare nel nuovo millennio tutti insieme.
Non ho ancora parlato a “sentenza” del suo stretto parente, penso che ancora non lo farò, lo lascerò lavorare tranquillamente con la sua presunzione di esattezza, in realtà avrei paura di cambiarlo; non sarei pronto ad aggiungere all’inesorabilità anche la scansione assoluta dello scorrere della mia vita.
A quanti alibi, a quante scuse dovrei rinunciare d’un sol colpo, è la mia coscienza che m’impedisce di farlo. Visto che non possiamo rinunciare alla consapevolezza del tempo che passa tanto vale cercare, qualche volta di spostarne il limite, il segno, per distinguerci, illuderci forse, oppure soltanto per scappare. Il tempo, in fondo ci fa paura, ed ora col “radio-orologio” è diventato un giudice, questo si, inesorabile che non concede appello.
Per chiudere con un dubbio: come ci dovremmo comportare con l’ormai familiare attimino.
Il ” radio-orologio” ne sancirà la morte misurando inequivocabilmente anche lui? E i momenti?&ldots;
Inutile dire cosa speri.
Voglio una vita di attimi, di momenti, attenuanti, forse della mia precaria situazione umana, ma consapevolmente miei.

Francesco Meloni

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