Storia di un tatuaggio
Finalmente ho deciso il soggetto del mio tatuaggio: sarà un uomo stilizzato, statuario, sull’orlo di un burrone, con un bel paio di ali sulle spalle appena dispiegate. Non è stato facile.
Ho scritto uomo anche se potrebbe sembrare strano, infatti, come in molti mi hanno già fatto notare, ho in realtà descritto un angelo secondo quella che è 1′accezione comune ed il naturale credere.
Mi piacerebbe tentare invece, una visione laica di un angelo. Più antropomorfa forse. Innanzi tutto esistono? Se si; chi sono gli angeli?
Non è difficile notare una strana curiosità nella nostra società per tutto ciò che può rappresentare un angelo; canzoni, poesie, film sono invasi da uomini o donne alati dai più disparati caratteri: alcuni sono ingordi altri, più tradizionalmente, sono custodi, altri ancora cacciati dal paradiso cadendo si sono conficcati al centro della terra come 1′iconografia dantesca ci ha insegnato.
Si! Per me gli angeli esistono, ma non sono spiriti, né entità sovrannaturali o eteree agli ordini di un indaffaratissimo Dio cui, secondo me, si attribuiscono molte più mansioni di quelle che lui stesso potrebbe desiderare per se.
Penso che gli angeli esistano soltanto come uomini o donne ideali, possibili, attuali, secondo una concezione aristotelica della realtà nulla di più di un essere vivente che ha portato in atto tutte quelle potenzialità insite, più o meno implicitamente nella sua natura.
Penso sia innegabile una continua costante evoluzione della specie umana: solo qualche secolo fa’ la vita non aveva alcun valore, così come la persona.
La donna non aveva visibilità e diritti come I’infanzia, chiusa, dopo essere uscita dalle tenebre dell’ignoranza in quelle ancora più opprimenti di una fabbrica.
Non è possibile sapere dove 1′uomo sia diretto, forse solo Uno lo sa.
Sicuramente alcuni segnali di dove arriveremo ci sono stati dati da indimenticabili figure dell’umanità come probabilmente Cristo, forse Che Guevara, sicuramente uomini e donne dallo spirito e dalla generosità immensa illuminati di una luce della quale a noi è data conoscere soltanto 1′esistenza; la storia dell’umanità ne è colma oltre ogni credo.
L’unica cosa che sappiamo con certezza è che questo è un processo irreversibile, per nostra fortuna. Ascoltiamo la voce di queste figure emblematiche inconsce del loro ruolo e andiamo avanti! Quando ci troveremo, come umanità, davanti ad un burrone e ci accorgeremo di possedere anche se piccole e intirizzite due piccole ali proprio dietro la nostra schiena, metaforiche e metafisiche certo, il dubbio, la decisione da prendere sarà atroce e inappellabile: saltare o cadere?
Buttarsi significherebbe forse liberarsi di molti errori, egoismi, false illusioni per diventare ciò che sogniamo.
Magari spontaneamente portatori di un comunismo vero, sincero, naturale conseguenza della nostra nuova condizione, non falso ed imposto come certamente accade ora, rivolto com’é ad un uomo visibilmente ancora embrione di se stesso.
Buttarsi potrebbe voler dire volare come tanto bene sa fare un angelo.
Se non dovessimo buttarci, sicuramente cadremmo inesorabilmente in un abisso di autodistruzione dove pochi di noi, a stento riuscirebbero a vivere, intrappolati in noi stessi e poco più.
A volte ripeto a me stesso che sono un ingenuo ottimista, Candido direbbe Voltaire, La nuova Giustine confermerebbe De Sade, ma sognare non costa nulla.
Pensandoci costa pochissimo concretare il mio sogno in un simbolo, il tatuaggio appunto, che sempre visibile mi ricordi ciò che credo affinché se mai ci arriverò, il burrone, dopo lo smarrimento iniziale, rimanga soltanto un lontano spauracchio, sopraffatto dall’essenza stessa della vita.
Francesco Meloni
